“Mi chiedete di parlare …”, (Fallaci/Guerritore a teatro)

04/05/2013

di GIOVANNA D’ARBITRIOMonica Guerritore, significativa interprete del personaggio di Oriana Fallaci in “Mi chiedete di parlare…”, sta riscuotendo notevole successo in uno spettacoloscritto e diretto da lei, avvalendosi di una raccolta di materiali biografici di Emilia Costantini e della collaborazione alla regia di Enrico Zaccheo.
Nella presentazione dello spettacolo,  in scena al Teatro Diana di Napoli, la Guerritore ha evidenziato  gli aspetti contrastanti della personalità della famosa giornalista, coraggiosa inviata di guerra, autrice di romanzi e saggi che hanno fatto molto discutere. Pertanto Monica afferma quanto segue:  “Ho costruito lo spettacolo tradendo la biografia per cercare (facendomi spazio tra i qualunquismi e i luoghi comuni) di accostarmi all’originalità, all’unicità e la forza della grande giornalista e la straordinarietà della donna. “ … Al tempo stesso percepisco la distanza tra Fallaci 1 e Fallaci 2”. Donna bellissima, testimone di libertà e di pace in Vietnam e in Messico, dolcissima poetessa e scrittrice di romanzi di battaglia. Poi la malattia, l’improvvisa lucida rabbia contro l’integralismo islamico dopo l’11 settembre e l’avvio di una straordinaria produzione letteraria. Ma Oriana non appare più, lascia il passo al Mito Fallaci e sragionando o forse ragionando e senza freni, com’era abituata a fare, lo alimenta…
 
“ … Entro nell’Enigma Fallaci a tentoni, come entrare in una grande stanza buia illuminandola con una torcia. Sarà luce  forte su alcuni angoli… solo su alcuni. Quando si tratta di un essere umano,  l’intuizione dell’insieme rimane incerta….Immagino una folle, piccola donna che torna nel luogo della sua solitudine, quella casa di New York, ora non più sua, coperta di teli di plastica, in attesa di nuovi abitanti. Là nessuno poteva entrare e una grande giornalista, come Lucia Annunziata, descriverà (rivelando una delicatissima personale percezione) “un disordine che inquieta, una donna sola, un tappeto di cicche di sigarette per terra …”.  E’ li che si era rintanata Oriana, nell’ombra. Mentre la Fallaci infiammava il mondo.
 
 “Non guardatemi..”- chiederà gentilmente alla fine del mio spettacolo - “..non guardatemi morire”.  Non mostrando più niente di sé, Oriana è riuscita a salvaguardare il Mito Fallaci. La sua forza e il suo glamour. E lasciare a noi solo la possibilità di fare delle ipotesi sulle contraddizioni di una grande, rabbiosa, folle donna. La più grande e la più odiata. La prima cronista di guerra, la prima “celebrity”. Forse anche la prima vittima della potenza dell’Immagine. Della sua stessa Immagine.
 
Il palcoscenico ci aiuterà a capire. Non c’è luogo più del palcoscenico dove non si possa mentire. Nessun luogo (checché ne pensino molti..). Una donna non muore se da un'altra parte, un'altra donna, riprende il suo respiro, dice Helene Cixous. Voglio riprendere il suo respiro. Per capire”.
 
E così Monica, calandosi nei panni di Oriana, avanza  sulla scena fuori dal buio, guardando la sua casa di New York dove sedie e poltrone,  macchina da scrivere, librerie sono coperte con il cellofan per il trasloco. I ricordi della sua tormentata vita l’assalgono, mentre risponde alla voce fuori campo di un’immaginaria giornalista che l’intervista. Attraverso le sue memorie  scorrono allora i personaggi di un secolo di storia insieme alle esperienze personali:  il bombardamento di Firenze e lo schiaffo del padre partigiano che le dice “una bambina non piange”, il giornalismo e l’atrocità delle guerre,  l’amore per Panagulis, la morte della madre, la rabbia per l’undici settembre contro il terrorismo islamico, quando delusa e stanca per quell’immane violenza, smise di curarsi, di combattere il cancro che aveva già stroncato tutti  i suoi familiari.
 
E infine forse le parole che descrivono meglio la sua lotta contro tutte le guerre, tutti i totalitarismi e fondamentalismi: “Non appartengo né alla destra, né alla sinistra, né ai guelfi, né ai ghibellini. Il mio talento è la libertà “. È senza dubbio un bel talento quello centrato sulla libertà, ma siamo sicuri di aver sempre rispettato la libertà degli altri popoli? Colonialismo neocolonialismo, e ora la globalizzazione, non hanno forse puntato più su sfruttamento di risorse che su pace, solidarietà e diffusione di cultura?
 
Di sicuro molti non hanno compreso del tutto il cambiamento tra Fallaci 1 e Fallaci 2 poiché, pur essendo schierati contro totalitarismi e fondamentalismi, pensano che l’odio sia pericoloso e che generi solo altro odio, mentre l’analisi delle cause di certi orribili eventi storici può aiutarci a non cadere negli stessi errori,  a trovare soluzioni per evitare effetti ancor più drammatici e devastanti. Perfino nella stessa società americana sono sorti dubbi sulle cause dell’attentato alle Torri Gemelle e sulle diverse “matrici” del terrorismo presente e passato.
 
Malgrado queste riflessioni di più ampio respiro, bisogna riconoscere la validità dell’opera di Monica Guerritore che è riuscita a far comprendere meglio la complessa personalità di una donna coraggiosa,  tormentata dai ricordi di troppe guerre e crudeli violenze, strappandole una maschera di razzista, una sorta di  marchio che negli ultimi anni della sua vita l’aveva segnata  più che il suo amore per la libertà, come l’attrice stessa ha affermato rivolgendosi al pubblico plaudente in sala.
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