Superba Monica Guerritore nell’appassionato ritratto di Oriana Fallaci

25/04/2012

Fino al 5 maggio al Diana di Napoli l’affascinante attrice romana “dà parola” a una delle penne più celebri italiane, emozionando e commuovendo il pubblico

di ROBERTA DE MARTINOPenombra, una sola protagonista, una comparsa e pochi e scarni elementi scenici… eppure quanta emozione! E’ questo che più stupisce dello spettacolo di Monica Guerritore dedicato a Oriana Fallaci, in questi giorni in scena al Teatro Diana di Napoli. “Mi chiedete di parlare”… è questo il titolo del racconto-intervista con cui Monica, magnifica, presta voce alla riservata “persona” Oriana per aprire uno squarcio nella sua vita privata al di là della nota “penna” Fallaci. E la Guerritore fa ciò abilmente tenendo sotto scacco, per circa un’ora, il pubblico inchiodandolo sulle poltrone in un religioso e assorto silenzio carico di commozione.

«VOGLIO RIPRENDERE IL SUO RESPIRO» – Afferma la Guerritore citando quanto scritto da Helene Cixous : «Una donna non muore se da un’altra parte, un’altra donna, riprende il suo respiro». E in effetti la brava interprete riesce perfettamente nel suo intento restituendo tutta la forza e la caparbietà di una donna coraggiosa, “scomoda” e forse per tale ragione fortemente criticata come la scrittrice fiorentina. La Guerritore in penombra, con sapiente capacità interpretativa, riesce con il solo ausilio del corpo e della voce a dare piena forza alle vibranti parole della Fallaci, lasciando intravedere significativi stralci della sua forte personalità.

«IL NIENTE E’ DA PREFERIRSI AL SOFFRIRE?» - Sembrerebbe di no e non solo per la Fallaci, come da lei stessa più volte sottolineato nei suoi scritti, ma anche per la Guerritore che, in più momenti, regala istanti di altissima e quasi dolente commozione: come durante il monologo sulla tragedia dell’11 settembre, a conclusione del quale assume una posa struggente simile a quella della Pietà di Michelangelo, o quando ancora racconta il dolore della Fallaci alla morte della madre o infine quando, a conclusione dello spettacolo, è possibile ascoltarla in un dialogo fuori campo, tra Oriana e il compagno, sulla vita che, come la scena, va attraversata al meglio, rischiando e commettendo anche errori: l’importante è “esserci” e poi anche un errore è meglio del niente.

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