Intervista a Monica Guerritore

26/04/2012

«Io e il fantasma della Fallaci icona di guerra è libertà»

di LUCIANO GIANNINI“Una donna non muore se da un'altra parte un'altra donna riprende il suo respiro”. La frase di Hélène Cixous, scrittrice e poetessa femminista, è perfetta per descrivere “… Mi chiedete di parlare”, lo spettacolo che Monica Guerritore in veste di autrice, regista e protagonista dedica a Oriana Fallaci e che arriva da mercoledì al Diana. Nel cast, Lucilla Mininno.

Monica, perché la Fallaci?

T“Per il suo mistero, le sue contraddizioni. Com’è possibile - mi chiedevo - che una icona della libertà, del femminismo e del pacifismo scriva, dopo l’11 settembre, un articolo come ‘La rabbia e l’orgoglio’ e si trasformi in una icona della guerra contro l’Islam? Ho chiesto al ‘Corriere della Sera’ di fornirmi del materiale su di lei, soprattutto quello inedito. Per capire…”.

E poi?

“Dal ‘Corriere’ mi mandarono anche il contratto di ‘Intervista a me stessa’, l’ultimo suo scritto. In calce, aggiunta a mano, c’era una clausola in cui chiedeva di usare un sua foto famosa degli anni Settanta, scattata da Francesco Scavullo. Eppure lei non era più quella donna lì. Altra contraddizione”.

Insomma, c’era Oriana e c’era la Fallaci.

“Proprio così. Oriana era il dolore, la Fallaci la sua eco nel mondo. Ma ho voluto andare più a fondo”.

E...?

“Ho intuito che il suo urlo contro l’Islam era la summa di una vita passata a contatto con la morte. ‘La morte e la guerra - disse - sono una scenografia che mi ha accompagnata da quando ho memoria di me’. E infatti, muoiono i suoi amori; muore di cancro tutta la famiglia; poi lei stessa; vive in una scenografia di guerra dall’età di 12 anni, quando portava le armi al padre partigiano; da giornalista insegue i conflitti in Vietnam, Iraq, Kuwait, Messico… Un enigma la Fallaci, fatto di rabbia, dolore, contraddizioni, ferocia; di talento e indomita libertà, mai accomodante, pronta anche a farsi odiare; una figura femminile importante per tutte le donne, così addestrate all’accondiscendenza”.

Negli ultimi 12 anni si segregò dal mondo.

“Non rispondeva al telefono neppure agli amici più cari. Come la Garbo, scostante e volutamente mitica. Quell’isolamento, però, ha preservato il mito dalla decadenza fisica. Oriana si ammalò e fece un passo indietro perché la Fallaci continuasse a vivere”.

Come si articola lo spettacolo?

“Immaginate che io sia il suo fantasma, che torna nella casa di New York, tra i suoi mobili ormai coperti da teloni di plastica. Immaginate che una voce fuori campo gli rivolga delle domande, anche scomode: ‘lei ha avuto il coraggio di dichiarare il suo male, ma perché non si mostra in pubblico?’ Oppure: ‘tutta la sua famiglia è morta di cancro, ma lei quante sigarette fuma?’. Lo spettacolo serve anche a svelare lati nascosti della sua vita: il suo grande amore, che non era Panagulis; o l’aborto, dopo che si accorse di aspettare un figlio da un uomo sposato…”.

Dalla Fallaci a una star di Hollywood.

“Una follia, ma che divertimento! A novembre riprenderò all’Eliseo ‘End of the rainbow’, un musical sugli ultimi concerti di Judy Garland. Canto otto sue canzoni dal vivo, con orchestra in scena”.

Due icone molte diverse.

“Oriana cupa, Judy scintillante di lustrini e paillettes, ma entrambe con la stessa ferita nell’anima”.

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