Viaggio dentro l’anima di Oriana Monica Guerritore, il teatro della vita

27/03/2012

Alla Pergola di Firenze: «Fallaci, tra onore e commozione»

di TITTI GIULIANI FOTI«IL PERCORSO dello spettacolo racconta la difficoltà del vivere cercando di essere se stessi fino alla fine. E lei resterà Fallaci fino alla fine, facendo morire l’altra: Oriana».

Monica Guerritore al suo nuovo impegno di attrice carnale e libera da vincoli. Debutterà stasera al teatro della Pergola di Firenze (info: 055/2264347) con un lavoro unico e difficile dove sarà Oriana Fallaci in «Mi chiedete di parlare…» spettacolo scritto e diretto da Monica Guerritore stessa con Lucilla Mininno.

La voce della giornalista è di Emilia Costantini; la voce di Francois Pelou è di Rachid Benhadj.

Monica e Oriana: perchè?

«Perchè anche stremata restituisce alle donne il piacere dell’intelligenza. Il cuore parte dopo, perchè lei lo tiene sempre con il freno tirato e lo nasconde in alcuni brani dei suoi libri. Il cuore lo nasconde, lo mette via, manda avanti la sua ferocia, l’intelligenza, la dialettica spietata e anche sgarbata. Un cuore che serve soprattutto ora che siamo in un’epoca in cui le donene devono essere morbide, accondiscendenti, disponibili sempre pronte. Qui c’è Oriana: una donna tutto a sghimbescio, tagliente e originale perchè ha dentro di sè ha la consapevolezza del suo grande talento. E il suo grande talento è la sua libertà».

Oriana e Fallaci sono due?

«Fallaci deve vivere scrivere, parlare, combattere. Dice: in guerra bisogna combattere. Argomenta e lotta per difendere il proprio talento. Ma dietro c’è una piccola donna che con fatica e dà vita alla Fallaci. Ci commuoveremo guardando proprio quello. Per capirla ho lavorato nove mesi: nove mesi di clausura».

Monica come si entra in un personaggio così?

«Quando si tratta di Fallaci non c’è dubbio che sia quella che abbiamo imparato a conoscere. Con quella fantastica capacità di romanzare la realtà per rendela più piena. Per capire cosa lei volesse essere, per capire perfino i suoi capelli, la bocca e gli occhi, ho contato anche sul nipote, Edoardo. Mi ha fatto vedere, tra le tante cose, la sua pelliccia simil-maculata anni ‘70. Tutto insieme mi ha dato il senso della sua originalità: ho preso da lì l’immagine Fallaci. Ma per capire, in questa immagine, dove fosse sparita Oriana».

Rappresentare una scrittrice simbolo di un mondo duro ma ideale e finito: che si prova?

«E’ un onore per me. Anche riuscire a entrare in un enigma di donna attraverso brandelli, pezzi di vita vera. Entrata, mi sono resa conto della complessità: non che non lo sapessi. Nella vita ha fatto scelte dure pericolose ed estreme. Fallaci è di una fierezza, di un’intelligenza incredibile. Nei suoi scritti si capisce benissimo il suo essere esigente: lo è con se stessa per prima, interviene in maniera ossessiva. E’ una donna che esige in maniera parossisstica».

In scena spezzoni di filmati delle Teche Rai mai visti...

«Esatto: oltre al materiale che mi ha fornito Edoardo, ci sono anche parti non montate delle interviste, dove fa girare di nuovo perchè non le piace o non funziona qualcosa. E’ vera, diretta, così come dice: fumavo centiania di sigarette. Ho avuto la fortuna di leggere tanti suoi scritti. Ho raccolto testimonianze di Lucia Annunziata di cui era molto amica. E di Furio Colombo a cui raccontò le cronache del Vietnam».

Oriana va liberata, Monica?

«Sì: credo che per tutti debba essere un dovere più che un onore liberarla da questa scafandro di piombo che le è stato imposto da mass media ignoranti, spesso maschi. Mi riferisco a quell’urlo che fece per l’11 Settembre e alla superficialità con la quale sono stati spazzati via vent’ anni di giornalismo di guerra, trent’ anni di letteratura di cronache di guerra. E questa grande personalità: spazzata via senza che nessuno capisse cosa fosse questo grido della Fallaci. Chi era lei negli anni bui e cosa vide da quella finestra».

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