Il ritorno al Piccolo teatro

 
Milano. Maggio 1974. Le tre del pomeriggio. E’ il giorno della prima del Giardino dei Ciliegi. Esco dal Grand-Hotel et de Milan e cammino sola, lenta verso il Piccolo Teatro di Milano . Appena superato il Teatro alla Scala svolto a destra ,poi ancora a sinistra , tiro dritta e  mi infilo a destra nel cortile di via Rovello 2, ingresso artisti. Franceschini ,il portiere del Piccolo,  mi abbraccia forte  e mi sussurra “coraggio..”In quei lunghi mesi di orari sballati, di notti a fare le luci, sdraiati in quinta, in costume, alle 5 del mattino , con panini al prosciutto e cappuccini preparati da Egidio e Teresa che gestivano il bar nel sottopalco dove si trovavano i camerini ,lui e gli altri, Marisa Minnelli, Giulia Lazzarini ,Bruno Martini e  ancora di più Valentina mi  avevano accudito come si fa  con una bambina.In quei mesi di difficoltà e di solitudine erano stati loro la mia famiglia Ora a 16 anni appena compiuti stavo per andare in scena…Non si riconosce ciò che non si conosce e fu la loro tensione quel giorno, appena entrata in teatro che mi svelò per la prima volta cosa c’era dietro un debutto. La paura, l’incertezza che prende anche i grandi.Io non sapevo questo… non avevo mai visto aprirsi il sipario, che nel Giardino di Strehler( qualcuno lo ricorda vero?) era un grande velo di seta bianca che ondeggiava sulla scena  e sul pubblico come una nuvola, come un respiro.Ecco perché quel giorno camminavo lentamente.Andavo incontro al mio sogno e non ne prevedevo le difficoltà.Sapevo solo che quella platea buia dove Strehler parlava, raccontava,dirigeva ,era il mio mondo. La scenaraccontava l’intero universo delle cose e ogni attore scontornato dal controluce , in quello spazio assoluto perdeva la sua identità per assumere quella dell’Io indistinto che  è “noi” .E lì ci stavo bene .
“Ricorda Monica “ si gira una notte verso di me che assistevo sempre alle sue prove anche quando non ero in scena,accucciata nella sedia dietro di lui in platea “ricorda… il teatro è il racconto di un uomo che diventa racconto di tutta l’umanità” Ero piccola eppure ho trattenuto fortemente il senso di quelle parole.Le ho capite col tempo, con lo studio.Ma è allora che si sono depositate in fondo al mio cervello e al mio cuore.Così mentre il cielo di seta sopra il Giardino dei Ciliegrespirava piano ,si depositava nel fondol'idea stessa di teatro. Mi sono immersa in quelle parole che diventavano "missione" e infine "imperativo" .Sonoquelle parole ascoltate nel buio di quella sala per mesi che mi hanno dato la forza di resistere al vento contrario di superficie  dei terribili anni che abbiamo vissuto e sbandando e distraendomi, a volte, mi hanno aiutato a riportare, così come nella disciplina della concentrazione , l'attenzione nel fuoco, nel centro  dove ha casa il  mio talento.E dove si alimenta: nello studio delle cose, nella ricerca di tracce non visibili.La visione artistica  illumina  delicatamente gli angoli, luoghi che resterebbero bui. Ogni cosa, ogni persona ha un ombra che le conferisce spessore.. Ed ecco allora che il 10 aprile  quel palcoscenico ricoperto di teli di lino bianchi che nascondevano la stanza dei bambini del Giardino dei Ciliegi segno visibile di una nostalgia per un infanzia innocente e e perduta , sarà ricoperto di teli plastica . Oriana Fallaci come un ombra prenderà forma e corpo dalle profondità grigie, inconoscibili di un ormai disabitato appartamento newyorchese fra librerie impacchettate e bidoni di vernice segno tangibile di una furia che ha travolto il mondo prima ancora  di se stessa e di cui non c’è più traccia. Mi viene in mentementre scrivo il testo “ la vita è un ombra che cammina , un povero pazzo che si agita sulla scena e poi non se ne sa piu nulla ..” Decido invece di sintetizzare con le sue stesse parole, taglienti,secche com’era lei “ la morte è uno spreco“Sarà Fallaci ad entrare in scena con i  capelli neri, la riga in mezzo , le labbra rosse  e il  sorriso sbilenco.Gli occhiali scuri a coprire due occhi rabbiosi eintelligenti , fessure tragiche sottolineate dalla riga nera.Fallaci tornerà per infiammare il mondo ma forse in questo luogo che è il palcoscenico e dove è impossibile mentire riusciremo a percepirne l’Ombra:una figura piegata dalla malattia e dalle guerre e dai lutti e dalla vecchiaia che  ne muoveva i fili e che ha nascosto nel coraggio degli eroi dei suoi romanzi  pagine inaspettate di improvvisi dolori. Isolandosi al mondo ha consegnato al mondo il suo IO ben più importante di se stessa.Di quell’”IO “abbiamo onorato il talento,ne abbiamo ammirato il coraggio e la libertà e poi quel grido .Un analisi superficiale, strumentale e sommaria ha mandato  in corto circuito la sua intera, precedente esistenza, arruolandola senza appello tra le truppe di una destra oltranzista. Misera analisi che dimentica l 'intera vita di un essere umano.Ecco su cosa ho lavorato. Le biografie mentono , io voglio  capire ..Ecco l’imperativo che torna. E che da forza e senso al mio mestiere. Chi era Oriana nei giorni di settembre del '2001  ?Chi viveva in quella  casa  luogo di una lunga e tragica solitudine .Cosa vide da quella  finestra ?Dei suoi eroi sappiamo tutto ,quali  erano i  suoi fantasmi?
Scrivo queste righe per non parlare poi- Ora ho bisogno di silenzioe riparo .Il 10 aprile percorrerò lastessa strada. Nella stessa ora.Lentamente.Accompagnata da fantasmi di persone che non ci sono più ma ai quali io parlerò con la voce della mia memoria. Sono le persone che fanno “il luogo” nonle mura che ne ricordano solo le impronte.
Ecco che torno consapevole del sogno che vivo e ora anche delle sue difficoltà. Dirò stasera “Grazie Maestro" per aver dato vita alla mia natura .
 
 
partners Spoleto FESTIVAL DEI 2 MONDI Fondazione CORRIERE DELLA SERA Compagnia MAURI STURNO