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Immagino una folle, piccola donna, che torna nel luogo della sua solitudine, quella casa di New York, ora non più sua, coperta di teli di plastica, in attesa di nuovi abitanti.

Là nessuno poteva entrare e una grande giornalista, come Lucia Annunziata, descriverà "un disordine che inquieta, una donna sola, un tappeto di cicche di sigarette per terra…".

È lì che si era rintanata Oriana, nell'ombra. Mentre la Fallaci infiammava il mondo. "Non guardatemi" chiederà gentilmente alla fine del mio spettacolo "...Non guardatemi morire". Non mostrando più niente di sé, Oriana è riuscita a salvaguardare il Mito Fallaci. La sua forza e il suo glamour. E lasciare a noi solo la possibilità di fare delle ipotesi sulle contraddizioni di una grande, rabbiosa, folle donna.

La più grande e la più odiata. La prima cronista di guerra, la prima "celebrity", forse anche la prima vittima della potenza dell'Immagine. Della sua stessa Immagine. Il palcoscenico ci aiuterà a capire.

Non c'è luogo più del palcoscenico dove non si possa mentire.

Nessun luogo. "Una donna non muore se da un'altra parte, un'altra donna, riprende il suo respiro" dice Helene Cixous.

Voglio riprendere il suo respiro. Per capire. (Monica Guerritore)

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